Come pubblicare un libro. Step da seguire e cose da evitare


L’Italia è un paese di Poeti, Santi e Navigatori, questa è cosa risaputa! Stampare oggi un libro è molto più semplice di quanto si possa credere. La rete pullula di annunci più o meno accattivanti di case editrici pronte a lanciarti nell’universo dell’editoria: i passi da seguire sono pochi e molto semplici:

Step 1: inviare il proprio manoscritto, spesso accompagnato da un piccolo contributo per le spese di lettura, completo di dati anagrafici e tante speranze.

Step 2: aspettare due/tre settimane, il tempo necessario affinchè un sottopagato laureato con 110 e lode lo legga e ne rediga un giudizio che – attenzione – è nel 90% dei casi sempre positivo, lusinghiero e soprattutto  incoraggiante per l’autore.

Step 3: prendere accordi con l’editore sul numero di pagine, tipo di carta da usare, copertina, diritti d’autore e ISBN, e… dulcis in fundo il numero di copie da acquistare. Tante aziende, infatti, non fanno pagare la pubblicazione nè l’impaginazione, nè l’ editing  o la distrubuzione, ma ti obbligano a comprare un tot numero di copie per assicurarsi in questo modo il proprio  lauto margine di guadagno. Ovviamente non è sempre così, in special modo se  l’autore è un personaggio  più o meno noto, “un nome” che l’editore sa di poter piazzare senza tante difficoltà in libreria.

Per gli autori emergenti, invece, che magari sono anche bravi e producono cose che varrebbe davvero  la pena di leggere il post pubblicazione può trasformarsi in  un vero e proprio calvario. E lo dico con grande rammarico e cognizione di causa, conoscendo molto bene questo settore. Le promesse quasi mai si trasformano in fatti, le frustrazioni aumentano, ed alla fine la speranza di assottiglia talmente tanto da diventare un impercettibile battito nel proprio cuore.

Di chi è la colpa?

Senza dubbio di chi, senza tanti scrupoli, invece di scartare quello che andrebbe scartato illude e abbindola con promesse che già sa in partenza di non poter mantenere. Ma non solo. Se gli editori, anche quelli seri, ormai non investono più nelle nuove voci – e mi riferisco in particolar modo alla poesia, che è sempre stata la Cenerentola dei generi letterari – è perchè mancano i lettori.

Quante volte siete andati in libreria e avete scelto di pagare per leggere un poeta diverso da Alda Merini, Maria Luisa Spaziani, Mario Luzi &co?

Mi auguro invece che in un futuro non molto lontano, attarverso le nuove tecnologie e i nuovi media, tanti Signor Nessuno – sorretti da buonsenso ed autocritica – possano dare liberamente alle stampe i propri sogni.

In bocca al lupo!

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