Come lavorare in una casa editrice. La regola delle TRE C


Il desiderio di tantissimi neolaureati è quello di poter lavorare nell’ambito di una casa editrice, circondati da pile di manoscritti da leggere e valutare, bozze da rivedere la prima la seconda e la terza volta, cianografiche, copertine e tutto ciò che ruota attorno alla pubblicazione di un testo. Ma alla domanda: “Che cosa ti piacerebbe fare in una casa editrice?” – che generalmente viene posta in sede di colloquio – la maggior parte di essi non sa rispondere. L’idea che si ha di una redazione, infatti, spesso non coincide con la realtà alla quale ci si trova poi di fronte. Intanto è bene precisare che esistono case editrici e case editrici, editori disposti ad insegnarti un mestiere e a corrisponderti il giusto compenso per i tuoi sforzi, ed editori che invece si nascondono dietro la legalità dello stage, il periodo di prova in cui il lavoratore produce, impara solo una parte del lavoro e si accontenta di un misero rimborso spese. Se non si ha la fortuna di incappare nella prima categoria, bisogna affilare le unghie e l’intelletto e cercare di cavare del buono da quel poco che viene offerto.

Sintetizza egregiamente questo concetto la Regola delle Tre C:

Caparbietà: in un ambito in cui emergere è così difficile, soprattutto se a farci compagnia sul mercato del lavoro ci sono altre migliaia di giovani menti in attesa di impiego, la caparbietà – così come la tenacia e la determinazione – può essere un elemento distintivo, che non solo ci sprona a proseguire dritti per la nostra strada, ma ci sorregge e ci aiuta ad affrontare le difficoltà che di volta in volta essa presenta.

Curiosità: guardare, imparare, sperimentare, leggere leggere e leggere tanto e di tutto. Una persona curiosa è una vaso che si riempie goccia a goccia.

Coraggio: di esprimere sempre, in qualunque contesto, il proprio punto di vista. Avere delle idee non è un reato, anzi. Tanti ragazzi brillanti capaci e promettenti, invece, si lasciano schiacciare dal peso del compromesso, assecondando logiche editoriali e di mercato poco oneste e poco chiare. La cosa più importante quando si impara un lavoro, qualunque esso sia, è rimanere fedeli a se stessi e ai propri ideali.

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