Raymond Carver: sulla Scrittura e la Poesia


<<Penso che quando il lettore arriva lì, all’ultima poesia di una raccolta, debba sentire di essere stato da qualche parte, di aver fatto qualcosa, di aver vissuto parte della vita contenuta nel libro>>.

<<Credo che uno scrittore dovrebbe sempre dare tutto se stesso, qualunque cosa stia scrivendo, che sia un racconto o una poesia, perché bisogna sentirsi come se la sorgente non dovesse mai prosciugarsi: bisogna sempre sentire che si hanno altre frecce al proprio arco. Se uno scrittore comincia a trattenersi, per qualunque ragione, questo può essere uno dei mali peggiori. Io mi sono sempre speso fino in fondo>>.

<<Quando si scrive narrativa o poesia – o quando si dipinge, si suona o si compone musica – in sostanza succede questo: si è totalmente indifferenti a qualunque cosa, tranne quello che si sta facendo. Alla tela su cui si sta lavorando, insomma. Ossia, riportando il concetto al mondo della scrittura, totale indifferenza a qualunque cosa tranne che al pezzo di carta infilato nella macchina da scrivere. Capacità di darci dentro come una locomotiva e volontà ferrea, lo sa Dio, è esattamente questo che ci vuole>>.

<<Ma gli scrittori dovrebbero leggere gli altri scrittori, certo, innanzitutto per capire come fanno, come lavorano gli altri; e poi anche per sentire che partecipiamo tutti a un’impresa comune e ne siamo tutti coinvolti>>.

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