Le più belle poesie dedicate a Parigi


Di poesie dedicate a Parigi ne sono state scritte tantissime, ecco alcune delle più famose:

Charles Baudelaire (Parigi 1821 – 1867)

Il vino degli straccivendoli

Spesso, al lume rossastro d’un lampione che il vento
percuote al punto che la fiamma regge a stento,
dentro il vecchio quartiere, labirinto fangoso,
dove il genere umano brulica tempestoso,

va uno straccivendolo, con la testa che dondola:
se ne viene inciampando, come un poeta urtando
contro i muri, incurante di spioni, a lui soggetti.
L’animo suo si effonde in gloriosi progetti.

Detta leggi sublimi, pronuncia giuramenti,
dà giustizia alle vittime, atterra i prepotenti.
E’ sotto il baldacchino del grande firmamento
gusta l’ebbrezza della propria virtù splendente.

Ecco, quelli che soffrono di domestici affanni,
rotti dalla fatica, tormentati dagli anni,
sfiniti e curvi sotto il mucchio di rifiuti
che l’enorme Parigi confusamente sputa,

tornano, e hanno addosso l’odore della botte,
seguiti da compagni, veterani di lotte,
i grandi baffi penduli come vecchie bandiere.
Appaiono stendardi, archi di trionfo, fiori,

per grandiosa magia sorti dinanzi a loro:
nel frastuono e nell’orgia fremente di tamburi,
di squilli, di richiami, nel chiassoso splendore,
regalano la gloria a genti ebbre d’amore.

Così, fulgido Pattolo, il vino in mezzo al coro
dell’Umanità frivola fa trascorrere l’oro,
nella gola dell’uomo le sue avventure canta:
poiché profonde doni, come un vero regnante.

Per spegnere il rancore, cullare l’indolenza,
di quei vecchi che muoiono, maledetti, in silenzio,
Dio, pentito, creò il sonno, le sue fole.
L’Uomo vi aggiunse il vino, sacro figlio del Sole.

 

Nazim Hikmet (Salonicco 1902 – Mosca 1963)

 Prima che bruci Parigi


Finché ancora tempo,mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi né gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo

in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
– verso il Belgio o verso l’Olanda? –
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore.

 

 

Jacques Prèvert (Neuilly – sur – Seine 1900 – Omonville-la-Petite 1977)

 Paris di notte

 
Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

 

César Vallejo (Santiago de Chugo 1892 -Parigi 1938)

  Pietra nera su una pietra bianca
 

Morirò a Parigi mentre fuori diluvia
un giorno del quale possiedo già il ricordo.
Morirò a Parigi – e non mi confondo
forse un giovedì, come oggi, d’autunno.

Sarà di giovedì, perché oggi, giovedì, che scrivo
questi versi, gli omeri mi si son messi
alla meno peggio e, mai come oggi, son tornato
con tutto il mio cammino, a vedermi solo.

César Vallejo è morto, lo picchiavano
tutti senza che lui avesse fatto nulla
gli davano duro con un bastone e duro

anche con una corda: testimoni
i giorni giovedì e gli ossi omeri
la solitudine, la pioggia e le strade.

(traduzione Federico Guerrini)

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