Incipit


La fanciulla dagli occhi d’oro

Honoré de Balzac

Uno degli spettacoli più spaventosi in assoluto è quello offerto dalla popolazione parigina, gente orrenda a vedersi, smunta, giallastra come la pelle conciata. Parigi è simile a un vasto campo sempre sconvolto da una tempesta di interessi sotto cui turbinano un mucchio d’ uomini falciati dalla morte con maggior frequenza che altrove e che rinascono con eguale calca confusa: visi preoccupati e contorti, che sprizzano da ogni poro il carattere, i desideri, i veleni che gonfiano i loro cervelli, non volti umani, ma maschere: maschere di debolezza, di forza, di miseria di gioia o d’ipocrisia; tutte vicine allo sfinimento, tutte marchiate con l’incancellabile impronta d’una ansimante avidità.

 

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Memorie d’una ragazza perbene

Simone de Beauvoir

Sono nata il 9 gennaio 1908, alle quattro del mattino, in una stanza dai mobili laccati in bianco che dava sul boulevard Raspail. Nelle foto di famiglia fatte l’estate successiva si vedono alcune giovani signore con lunghe gonne e cappelli impennacchiati di piume di struzzo, e dei signori in panama, che sorridono a un neonato: sono io.

 

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Fahrenheit 451

Ray Bradbury

Era una gioia appiccare il fuoco.

Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. con la punta di rame dal tubo fra le mani, con quel grosso pitone che spuntava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava controle tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia.

 

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Il patto col fantasma

Charles Dickens

Lo dicevano tutti.

Lungi da me l’idea di affermare che ciò che tutti dicono deve essere vero. Spesso è altrettanto probabile che tutti abbiamo torto come che abbiamo ragione. Nell’esperienza generale, tutti hanno avuto torto così spesso, e in molti casi c’è voluto talmente tanto tempo per scoprire fino a che punto, che è ormai dimostrato che l’idea si è rivelata falsa. Qualche volta <<tutti>> possono avere ragione; <<ma questa non è la regola>>, come diceva il fantasma di Giles Scroggins nella Ballata.

 

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Belli e dannati

Francis Scott Fitzgerald

Nel 1913, quando Anthony Patch aveva venticinque anni, erano già passati due anni dal momento in cui l’ironia, lo Spirito Santo di questi ultimi tempi, era, almeno teoricamente, calata su di lui. L’ironia era l’ultimo tocco alla lustratura di scarpe, l’ultima carezza della spazzola dei vestiti, una specie di <<Ecco>!> intellettuale: tuttavia sul limitare di questa storia egli non è ancora andato oltre lo stadio della consapevolezza. Quando compare in scena, si chiede spesso se non sia privo di onore e leggermente pazzo, un velo vergognoso e osceno che scintilla sulla superficie del mondo come olio su uno stagno limpido, e naturalmente questi momenti si alternano con quelli nei quali si considera un giovanotto piuttosto eccezionale, profondamente sofisticato, ben intonato al suo ambiente e vagamente più interessante di chiunque altro a sua consocenza.

 

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Le anime morte

Nikolaj Gogol’

Nel cortile di un albergo N., capoluogo dell’omonimo governatorato, fece il suo ingresso una carrozza leggera, piuttosto bella, ben molleggiata, da scapolo, di quelle che usano i tenenti colonnelli a riposo, i capitani in seconda, i proprietari di non più di cento anime e insomma, per farla breve, i signori di media fortuna. La carrozza era occupata da un tale, non una bellezza, ma neppure brutto, non grasso, ma neanche magro, nè giovane nè vecchio.

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La morte a Venezia

Thomas Mann

Gustav Aschenbach o von Aschenbach, come ufficialmente suonava il suo nome dal giorno del suo cinquantesimo compleanno, in un giorno di primavera dell’anno 19…, quello che per mesi e mesi aveva mostrato al nostro continente una faccia tanto minacciosa, aveva intrapreso, da solo, una lunga passeggiata partendo da casa sua nella Prinzregentstrasse di Monaco.

 

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Firmino

Sam Savage

Avevo sempre immaginato che la storia della mia vita, se un giorno l’avessi mai scritta, sarebbe cominciata con un capoverso memorabile: lirico come il <<Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi>> di Nabokov o, se non altro, di grande respiro come il tolstoljano: <<Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo>>.

 

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La spiaggia di Falesà

Robert Louis Balfour Stevenson

 

Quando vidi l’isola per la prima volta, non era nè giorno nè notte. La luna stava calando a ovest, ma era ancora grande e luminosa. A est, proprio in mezzo al cielo rosa dell’alba, la stella del mattino brillava come un diamante. La brezza di terra sfiorava i nostri volti con l’odore pungente di limetta selvatica, vaniglia e altre piante, ma il profumo delle prime era predominante e il suo soffio fresco mi fece starnutire.

 

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Il profumo

Patrick Suskind

Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell’epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia. Si chiamava Jean-Bapiste Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouchè, Bonaparte ecc., oggi è caduto nell’oblio, non è certo perchè Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immmoralità, empietà somma, bensì perchè il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che la nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori.

 

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La banconota da un milione di sterline

Mark Twain

A ventisette anni, ero impiegato in un’agenzia di cambio specializzata in azioni minerarie, a S. Franciso, e conoscevo a fondo il mercato di Borsa. Solo al mondo, non potevo far conto della mia perizia e su una reputazione di assoluta onestà; ciò bastava, comunque, ad istradarmi sulla via del successo, ed ero soddisfatto delle prospettive che mi si schiudevano.

 

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 Viaggio al centro della terra

Jules Verne

Il 24 maggio 1863 era domenica e mio zio, il professor Lidenbrock rientrò quasi di corsa nella sua casetta al numero 19 della Konigstrasse, una delle strade più antiche di Amburgo vecchia. La nostra brava Marthe credette d’essere in ritardo, perchè il nostro pranzo cominciava proprio in quel momento a sobbollire sul fornello della cucina.

                                                                   


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