I Diari di Andy Warhol – di Pat Hackett


Mercoledi 2 febbraio 1977

[…] Alle 11 Catherine ed io siamo andati a intervistare Michael Jackson da Regine. È molto alto adesso ma ha una voce da soprano. La situazione era tutta strana perché in realtà Catherine ed io non sapevamo niente di Michael Jackson, e lui non sapeva niente di me – credeva che fossi un poeta o qualcosa di simile. Così faceva domande che non farebbe nessuno che mi conosce – come se sono sposato, se ho dei figli, se mia madre è ancora viva… (ride). Gli ho detto: <<È in un ricovero>>.

È un piccolo stralcio tratto da I Diari di Andy Warhol, redatto dalla segretaria e assistente Pat Hackett e pubblicato nel 1989. Ogni mattina di ogni giorno lavorativo i due si sentivano al telefono per riassumere e trascrivere tutto ciò che accadeva il giorno precedente: dalle persone che Warhol incontrava per lavoro al famoso Studio 54, ai progetti artistici, alle serate mondane in compagnia delle maggiori star del momento, all’elenco giornaliero di quanti dollari spendeva per gli spostamenti in taxi. In realtà il libro, di scarso valore letterario, ha però un merito enorme perché ricostruisce con dovizia di particolari quasi maniacale non solo la vita di Warhol, il suo talento geniale e le sue manie, ma ci offre uno spaccato veritiero di un’ intera generazione di artisti anticonformisti e innovatori, che insieme a lui cambiarono nell’arco di quindici anni il volto della nostra società, nascondendone le miserie e le omologazioni sotto uno spesso strato di vivaci colori.

Annunci

ISBN – International Standard Book Number


In molti ancora si chiedono cosa sia un codice ISBN e che scopo abbia il suo inserimento all’interno della propria pubblicazione. Uno degli errori più madornali che si possa commettere è quello di pensare che esso tuteli la paternità dell’opera ed i diritti d’autore. Non è affatto così.

L’ ISBN, infatti, acronimo di “International Standard Book Number” è un sistema di codifica per la numerazione dei libri adottato su scala internazionale, che consente di identificare in maniera univoca e duratura un libro o un qualsiasi prodotto creato per essere utilizzato come tale. Dal punto di vista grafico si presenta come la successione di 13 cifre (fino al 1° gennaio 2007 erano 10) suddivise in 5 gruppi da trattini di divisione.

Come le impronte digitali per gli uomini, il codice ISBN in sostanza permette di identificare velocemente il libro cui è associato e di garantirne la diffusione sul mercato. Non esistendo differenze fra libri stampati ed e-book, che si distinguono unicamente per il formato adottato, cartaceo il primo e digitale il secondo, ne consegue che apporre un codice ISBN al proprio e-book è importantissimo perchè garantisce una serie di importanti vantaggi, primo fra tutti: assicura una corretta descrizione del prodotto nei database bibliografici e nei cataloghi dei libri in commercio e soprattutto la registrazione corretta e tempestiva dello stesso nelle banche dati delle Agenzie ISBN. Ma non solo, garantisce che il formato con cui è scritto il libro elettronico sia compatibile col reader dell’utente finale che intende scaricarlo o acquistarlo e permette anche di elaborare rapidamente statistiche di vendita comparate con quelle già disponibili per i libri a stampa.

Per maggiori informazioni è possibile consultare direttamente il sito: www.isbn.it

 


Recensire. Istruzioni per l’uso


Segnalo un libro molto interessante: “Recensire. Istruzioni per l’uso”, di Massimo Onofri, edito da Donzelli nel 2008. L’autore, docente di Critica letteraria e Letteratura italiana presso l’Università di Sassari, si pone in questo testo un quesito di basilare importanza e cioè: <<Che cos’è la recensione? E’ un genere letterario rigorosamente definibile? O non è, piuttosto, una modalità del pensiero e della scrittura, tale da poter coincidere con la critica letteraria?>>. Il testo inoltre riporta una serie di exempla, una sorta di campionario di recensioni divise idealmente in tre categorie:come si recensisce bene; come assolutamente non è corretto recensire nonchè una serie di divertenti stroncature.

Dello stesso autore: Storia di Sciascia (Laterza 1994, 2004); Il secolo plurale. Profilo di storia letteraria (Zanichelli 2001); Il canone letterario (Laterza 2001); La modernità infelice. Saggi sulla letteratura siciliana del Novecento (Avagliano 2003); Sensi vietati. Diario pubblico e contromano 2003-2006 (Gaffi 2006); La critica militante ai tempi del fondamentalismo (Donzelli 2007).

Buona lettura e buon week-end


Lettere di Luigi Pulci a Lorenzo il Magnifico e ad altri


Fino a qualche anno fa di Poesia si parlava nelle aule scolastiche e universitarie o negli appositi salotti organizzati da cultori e appassionati del genere. Oggi invece è possibile intavolare discussioni avvincenti e costruttive, anche a chilometri di distanza, stando comodamente seduti nella poltrona di casa propria. La competenza e la cura, infatti, con le quali molti blogger parlano di Poesia – e mi riferisco ovviamente a coloro che non scrivono post compilativi scopiazzando a destra e manca senza il minimo pudore –  invogliano ad approfondire ed ampliare le proprie conoscenze.

 In questo senso il blog di Emmapretti, che nei suoi articoli ci mette sempre cuore e preparazione, è per me una sorta di cantuccio sicuro nel quale ritirarmi a leggere rileggere e pensare. 

 Mi ha fatto sorridere il commento che l’autrice di recente ha dedicato al saggio intitolato “Luigi Pulci e la Chimera” di Alessandro Polcri, Assistant professor of Italian presso la  Fordham University. Il Pulci, infatti, è un poeta che nel corso della mia carriera scolastica ho sempre deliberatamente e abilmente dribblato, considerandolo – a torto – il Dosso Dossi della Poesia: piacevole ma non indispensabile. Ora, a distanza di qualche anno, me ne pento. Incuriosita dall’articolo di Emma,  per  colmare una lacuna troppo vasta, ho iniziato a leggiucchiare informazioni e, navigando da un sito all’altro sono approdata ad uno scritto del quale ignoravo l’esistenza: le lettere del Pulci a Lorenzo il Magnifico. Premetto che per inclinazione personale amo molto gli epistolari perchè li considero la parte meno costruita degli autori, quella più spontanea e per certi versi avvincente. E sono rimasta piacevolmente sorpresa nello scoprire un poeta molto diverso e molto meno noioso di quanto pensassi.

Per chi volesse saperne di più: Lettere di Luigi Pulci a Lorenzo il Magnifico e ad altri 

 


Costantino Kavafis e il suo viaggio ad Itaca


La vicenda biografica di Costantino Kavafis (Alessandria d’Egitto 1863 – 1933), oggi unanimamente considerato fra i migliori poeti che la Grecia moderna abbia avuto, non si discosta di molto dai tradizionali “cliché poetici” ai quali siamo abituati. Ebbe infatti una vita particolarmente dura, costellata da difficoltà economiche e da rapporti familiari problematici e su di lui, anticonformista, cosmopolita ed omosessuale, pesò sempre come un macigno lo spettro dell’inconprensione e dell’isolamento culturale.

Ultimo di nove figli, nacque ad Alessandri d’Egitto nell’aprile del 1863 da famiglia greca di commercianti. L’agiatezza che accompagnò i primi anni di vita lasciò presto il posto ad un improvviso rovesciamento di fortuna. Morto il padre, infatti,  fu costretto a trasferirsi con la famiglia prima a Liverpool e poi, durante l’infuriare del colpo di stato del 1881 che sconvolse e distrusse Alessandria, si rifugiò per tre anni a Costantinopoli presso la famiglia materna.  

Di lui ci restano soltano 154 poesie, 14 delle quali pubblicate nel 1904, e le rimanenti – composte quasi tutte durante gli ultimi anni di vita – uscite postume nel 1935. Fra le più note vi è questo meraviglioso inno alla vita: 

 

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga

fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni o i Ciclopi

o la furia di Nettuno non temere,

non sarà questo il genere d’incontri

seil pensiero resta alto e il sentimento

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.

In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,

nè nell’irato Nettuno incapperai

se non li porti dentro

se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.

Che i mattini d’estate siano tanti

quando nei porti – finalmente e con che gioia –

toccherai terra tu per la prima volta:

negli empori fenici indugia e acquista

madreperle coralli ebano e ambre

tutta merce fina, anche profumi

penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,

va in molte città egizie

impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –

raggiungerla sia il pensiero costante.

Sopratttto, non affrettare il viaggio,

fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio

metta piede sull’isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada

senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,

senza di lei mai ti saresti messo

sulla strada: cos’altro aspetti?

E se la trovi povera non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso

già tu avrai capito ciò che Itaca vuol significare.


Le più belle poesie dedicate a Parigi


Di poesie dedicate a Parigi ne sono state scritte tantissime, ecco alcune delle più famose:

Charles Baudelaire (Parigi 1821 – 1867)

Il vino degli straccivendoli

Spesso, al lume rossastro d’un lampione che il vento
percuote al punto che la fiamma regge a stento,
dentro il vecchio quartiere, labirinto fangoso,
dove il genere umano brulica tempestoso,

va uno straccivendolo, con la testa che dondola:
se ne viene inciampando, come un poeta urtando
contro i muri, incurante di spioni, a lui soggetti.
L’animo suo si effonde in gloriosi progetti.

Detta leggi sublimi, pronuncia giuramenti,
dà giustizia alle vittime, atterra i prepotenti.
E’ sotto il baldacchino del grande firmamento
gusta l’ebbrezza della propria virtù splendente.

Ecco, quelli che soffrono di domestici affanni,
rotti dalla fatica, tormentati dagli anni,
sfiniti e curvi sotto il mucchio di rifiuti
che l’enorme Parigi confusamente sputa,

tornano, e hanno addosso l’odore della botte,
seguiti da compagni, veterani di lotte,
i grandi baffi penduli come vecchie bandiere.
Appaiono stendardi, archi di trionfo, fiori,

per grandiosa magia sorti dinanzi a loro:
nel frastuono e nell’orgia fremente di tamburi,
di squilli, di richiami, nel chiassoso splendore,
regalano la gloria a genti ebbre d’amore.

Così, fulgido Pattolo, il vino in mezzo al coro
dell’Umanità frivola fa trascorrere l’oro,
nella gola dell’uomo le sue avventure canta:
poiché profonde doni, come un vero regnante.

Per spegnere il rancore, cullare l’indolenza,
di quei vecchi che muoiono, maledetti, in silenzio,
Dio, pentito, creò il sonno, le sue fole.
L’Uomo vi aggiunse il vino, sacro figlio del Sole.

 

Nazim Hikmet (Salonicco 1902 – Mosca 1963)

 Prima che bruci Parigi


Finché ancora tempo,mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi né gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo

in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
– verso il Belgio o verso l’Olanda? –
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore.

 

 

Jacques Prèvert (Neuilly – sur – Seine 1900 – Omonville-la-Petite 1977)

 Paris di notte

 
Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

 

César Vallejo (Santiago de Chugo 1892 -Parigi 1938)

  Pietra nera su una pietra bianca
 

Morirò a Parigi mentre fuori diluvia
un giorno del quale possiedo già il ricordo.
Morirò a Parigi – e non mi confondo
forse un giovedì, come oggi, d’autunno.

Sarà di giovedì, perché oggi, giovedì, che scrivo
questi versi, gli omeri mi si son messi
alla meno peggio e, mai come oggi, son tornato
con tutto il mio cammino, a vedermi solo.

César Vallejo è morto, lo picchiavano
tutti senza che lui avesse fatto nulla
gli davano duro con un bastone e duro

anche con una corda: testimoni
i giorni giovedì e gli ossi omeri
la solitudine, la pioggia e le strade.

(traduzione Federico Guerrini)


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: