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La voce di Amelia Rosselli


 

 Scatto di Dino Ignani

« … v’è il poeta della scoperta, quello del rinnovamento, quello dell’innovamento… [io sono un poeta] della ricerca. E quando non c’è qualcosa di assolutamente nuovo da dire, il poeta della ricerca non scrive. » da: Amelia Rosselli, Una scrittura plurale, a cura di F. Caputo, Novara, Interlinea, 2004.

 

Con queste parole Amelia Rosselli (Parigi 1930 – Roma 1996) descrive il suo “essere poeta”, l’urlo e il silenzio di una voce mai scontata, fra le migliori di quella “Generazione degli anni Trenta”, feconda portatrice di un nuovo modo di intendere e fare poesia. Figlia dell’esule antifascita Carlo Rosselli – teorico del Socialismo Liberale – e di Marion Cave, attivista del partito laburista, visse fino all’adolescenza in Francia, nella movimentata e cosmopolita Parigi. Nel 1940, dopo l’assassinio del padre e dello zio, si trasferì dapprima in Svizzera, successivamente negli Stati Uniti, poi in Inghilterra ed infine in Italia. La sua esperienza personale, i diversi mondi e modi di pensare con i quali venne in contatto segnarono profondamente i suoi scritti, conferendo loro il carattere apolide e personalissimo che li contraddistingue. Stabilitasi a Roma, dove iniziò a lavorare come traduttrice per alcune case editrice, strinse amicizia con importanti ed autorevoli voci della musica (sua prima grande passione) e della poesia d’avanguardia, figure del calibro di Zanzotto, Raboni e non ultimo Pasolini. Nella Città Eterna trascorse gli ultimi anni di vita. Un triste epilogo la lega ad un’altra grandissima autrice, Sylvia Plath, che ella stessa tradusse ed amò anche sul piano dell’indagine biografica. Amelia Rosselli, infatti, dopo aver pubblicato undici libri di poesia, tre racconti e numerosi saggi – la maggior parte dei quali editi da Garzanti – si suicidò nella sua casa di via Corallo, a causa dell’aggravarsi dei suoi disturbi psichici. Il resto è raccontato nelle sue opere. Riscoperta di recente dalla critica, è oggi considerata una delle poetesse più significative della nostra storia letteraria.


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