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Emily Dickinson, la poetessa vestita di bianco


 Nell’immaginario collettivo quando si pensa ad un poeta, inevitabilmente vengono alla mente tutta una serie di aggettivi che ne denotano e sottolineano l’estraneità dal gruppo, dalla massa. Infatti scrive chi è tanto sensibile da saper cogliere e trasformare in parole quei colori e quelle sfumature che sfuggono invece ai più. Sottile però è il confine che stabilisce il limite sociale, oltre il quale si sconfina nella “follia”. L’immagine che i media hanno dato di una delle più famose poetesse degli ultimi anni, Alda Merini, conferma in pieno quanto appena detto. Quello che ha colpito maggiormente, oltre naturalmente alla potenza dei suoi testi, è stata la sua vicenda biografica: il suo internamento negli ospedali psichiatrici, il suo disagio interiore, i paurosi fantasmi contro i quali ogni giorno si trovava a combattere.

Ma c’è davvero una reale connessione fra Poesia (e più in generale grande creatività) e Follia?

Sembrerebbe di sì, almeno stando a quanto dice Redfield Jamison, professore di Psichiatria della Johns Hopkins University e autore di “Exuberance”, volume secondo il quale gli stati maniacali o depressivi coincidono con la migliore produzione culturale delle menti più brillanti. Gioacchino Rossini, Ludwig Van Beethoven, Robert Schumann, Emily Dickinson. Tutti con qualche rotella in meno (o forse in più).

 <<La speranza non mi è amica, come un’intrusa potrebbe profanare questo luogo di dolore con la sua dolce corte. Potrebbe essere più facile affondare, in vista della terra, che giungere alla mia limpida penisola per morire di piacere>>.

 Sono le parole con cui Emily Dickinson, (Amherst 1830 – Amherst 1886) – poetessa delle metafore elaborate, delle rime asimmetriche, che vestiva solo di bianco in segno di purezza – descrisse il suo disagio interiore, che, trasformatosi col tempo in grave patologia, la spinse appena venticinquenne ad estraniarsi dal mondo e a chiudersi per sempre al piano superiore della sua casa natale, dove morì senza aver più visto la luce del sole.

 Mi piace ricordare della sua produzione un pezzo che non è fra i più celebri, ma che ben si adatta a quanto fin ad ora detto:

 One and One – are One –

Two – be finished using –

Well enough for schools –

But for inner Choosing –

Life – just – Or Death –

Or the Everlasting –

More – would be too vast

For the Soul’s Comprising –

(Uno più Uno – fa Uno –

Due – si finisca di usarlo –

Va bene per la scuola –

Ma per la Scelta interiore –

Vita – soltanto – O Morte –

O l’Eternità –

Di più – sarebbe troppo vasto)


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