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ISBN – International Standard Book Number


In molti ancora si chiedono cosa sia un codice ISBN e che scopo abbia il suo inserimento all’interno della propria pubblicazione. Uno degli errori più madornali che si possa commettere è quello di pensare che esso tuteli la paternità dell’opera ed i diritti d’autore. Non è affatto così.

L’ ISBN, infatti, acronimo di “International Standard Book Number” è un sistema di codifica per la numerazione dei libri adottato su scala internazionale, che consente di identificare in maniera univoca e duratura un libro o un qualsiasi prodotto creato per essere utilizzato come tale. Dal punto di vista grafico si presenta come la successione di 13 cifre (fino al 1° gennaio 2007 erano 10) suddivise in 5 gruppi da trattini di divisione.

Come le impronte digitali per gli uomini, il codice ISBN in sostanza permette di identificare velocemente il libro cui è associato e di garantirne la diffusione sul mercato. Non esistendo differenze fra libri stampati ed e-book, che si distinguono unicamente per il formato adottato, cartaceo il primo e digitale il secondo, ne consegue che apporre un codice ISBN al proprio e-book è importantissimo perchè garantisce una serie di importanti vantaggi, primo fra tutti: assicura una corretta descrizione del prodotto nei database bibliografici e nei cataloghi dei libri in commercio e soprattutto la registrazione corretta e tempestiva dello stesso nelle banche dati delle Agenzie ISBN. Ma non solo, garantisce che il formato con cui è scritto il libro elettronico sia compatibile col reader dell’utente finale che intende scaricarlo o acquistarlo e permette anche di elaborare rapidamente statistiche di vendita comparate con quelle già disponibili per i libri a stampa.

Per maggiori informazioni è possibile consultare direttamente il sito: www.isbn.it

 

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Recensire. Istruzioni per l’uso


Segnalo un libro molto interessante: “Recensire. Istruzioni per l’uso”, di Massimo Onofri, edito da Donzelli nel 2008. L’autore, docente di Critica letteraria e Letteratura italiana presso l’Università di Sassari, si pone in questo testo un quesito di basilare importanza e cioè: <<Che cos’è la recensione? E’ un genere letterario rigorosamente definibile? O non è, piuttosto, una modalità del pensiero e della scrittura, tale da poter coincidere con la critica letteraria?>>. Il testo inoltre riporta una serie di exempla, una sorta di campionario di recensioni divise idealmente in tre categorie:come si recensisce bene; come assolutamente non è corretto recensire nonchè una serie di divertenti stroncature.

Dello stesso autore: Storia di Sciascia (Laterza 1994, 2004); Il secolo plurale. Profilo di storia letteraria (Zanichelli 2001); Il canone letterario (Laterza 2001); La modernità infelice. Saggi sulla letteratura siciliana del Novecento (Avagliano 2003); Sensi vietati. Diario pubblico e contromano 2003-2006 (Gaffi 2006); La critica militante ai tempi del fondamentalismo (Donzelli 2007).

Buona lettura e buon week-end


Come tutelare il proprio libro al costo di un francobollo


Ritorniamo sul discorso dei diritti d’autore e sul timore, fondato o meno che sia, di tutelare il proprio libro da eventuali copie e/o manomissioni.

Prima di inviare un manoscritto ad una casa editrice per una eventuale valutazione, l’iter tradizionalmente utilizzato è quello di depositarne i diritti, rivolgendosi a chi di competenza. Di solito questa operazione, come tante altre dall’editing alla correzione di bozze, non è mai gratuita. Al contrario prevede una spesa che, sommata a tutte le altre, incide in maniera più o meno determinante sul costo complessivo.

C’è però un escamotage già molto utilizzato che fa risparmiare all’autore soldi e tempo. Basta infatti imbustare il proprio manoscritto, andare alla posta e… semplicemente spedirlo all’indirizzo della propria residenza senza aprirlo. Volendo fare le cose in grande è possibile utilizzare una raccomandata con ricevuta di ritorno. Davanti a qualsiasi notaio, in caso di controversie, la data riportata sul timbro postale basterà a garantire la paternità intellettuale dell’opera.


Come lavorare in una casa editrice. La regola delle TRE C


Il desiderio di tantissimi neolaureati è quello di poter lavorare nell’ambito di una casa editrice, circondati da pile di manoscritti da leggere e valutare, bozze da rivedere la prima la seconda e la terza volta, cianografiche, copertine e tutto ciò che ruota attorno alla pubblicazione di un testo. Ma alla domanda: “Che cosa ti piacerebbe fare in una casa editrice?” – che generalmente viene posta in sede di colloquio – la maggior parte di essi non sa rispondere. L’idea che si ha di una redazione, infatti, spesso non coincide con la realtà alla quale ci si trova poi di fronte. Intanto è bene precisare che esistono case editrici e case editrici, editori disposti ad insegnarti un mestiere e a corrisponderti il giusto compenso per i tuoi sforzi, ed editori che invece si nascondono dietro la legalità dello stage, il periodo di prova in cui il lavoratore produce, impara solo una parte del lavoro e si accontenta di un misero rimborso spese. Se non si ha la fortuna di incappare nella prima categoria, bisogna affilare le unghie e l’intelletto e cercare di cavare del buono da quel poco che viene offerto.

Sintetizza egregiamente questo concetto la Regola delle Tre C:

Caparbietà: in un ambito in cui emergere è così difficile, soprattutto se a farci compagnia sul mercato del lavoro ci sono altre migliaia di giovani menti in attesa di impiego, la caparbietà – così come la tenacia e la determinazione – può essere un elemento distintivo, che non solo ci sprona a proseguire dritti per la nostra strada, ma ci sorregge e ci aiuta ad affrontare le difficoltà che di volta in volta essa presenta.

Curiosità: guardare, imparare, sperimentare, leggere leggere e leggere tanto e di tutto. Una persona curiosa è una vaso che si riempie goccia a goccia.

Coraggio: di esprimere sempre, in qualunque contesto, il proprio punto di vista. Avere delle idee non è un reato, anzi. Tanti ragazzi brillanti capaci e promettenti, invece, si lasciano schiacciare dal peso del compromesso, assecondando logiche editoriali e di mercato poco oneste e poco chiare. La cosa più importante quando si impara un lavoro, qualunque esso sia, è rimanere fedeli a se stessi e ai propri ideali.


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